Arriva piacevole come una birra gelata in una serata d’agosto, la notizia che il tanto temuto aumento per i biglietti del cinema non ci sarà.

Lo ha confermato Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nella conferenza stampa tenutasi oggi  a Palazzo Chigi: l’aumento di un euro previsto dal 1 luglio per finanziare il tax shelter è stato annullato con un decreto del Consiglio dei Ministri. In compenso, però, aumenteranno le accise sulla benzina.

La cosa può far felici i cinefili, ma farà irritare tutti gli altri. Perché, se da un lato è vero che i 149 milioni di euro che il governo ha stanziato per integrare il Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) erano necessari, è anche vero che se non li avevano stanziati prima, è perché questi soldi non c’erano.

E allora da qualche parte devono pure saltar fuori.

Ma questo è segno di qualche cosa che non funziona. Questo atteggiamento dimostra tutta la distanza che il Governo ha con il Paese. E’ inutile decidere di non ‘tassare’ il cinema se poi, per il cinema, va a finire che vengono tassati tutti gli altri. Compresi quelli che non vanno al cinema. Vero, un euro a biglietto è una cifra spropositata, e forse se ne sono resi conto. Ma è anche assurdo il prezzo che ha la benzina, per dire. Poi basta che uno vada all’estero, per rendersi conto di quanto il nostro sia un Paese piccolo piccolo.

Senza contare poi il fatto che ci deve essere una ‘politica cinematografica’ del Paese. O meglio: ci deve pur essere una ‘politica culturale’ del Paese, ed è di questa che si deve occupare lo Stato. Se invece si vuole continuare a dire che il cinema è industria e non cultura, va benissimo. Però, allora, i fondi che lo Stato regala alle opere cinematografiche siano un investimento reale e non ‘fondo perduto’.

Allora sì che il valore delle pellicole come i cinepanettoni diventa reale. Io investo dei soldi in un film e quei soldi tornano. E quello che guadagno, poi lo rinvesto in altre pellicole che magari non guadagnano un soldo, però almeno hanno una forte valenza culturale.

Ma se l’opinione del ministro che gestisce l’economia è che “con la cultura non si mangia”, be’, prepariamoci a un digiuno intellettuale illimitato.