Doveva uscire già a Novembre, ma si è fatto attendere. Esco perciò il primo aprile, con una produzione Wildside, in collaborazione con Rai Cinema, Sky Cinema e 01 distribution, il film di Boris, la fortunatissima serie metatelevisiva che, per tre stagioni, ha deliziato il pubblico italiano parlando della fiction italiana. Come? Una troupe televisiva che gira una fiction per la televisione.

Parlandone, per carità. Prendendola in giro. O forse, spiattellandola per quello che è. Perché se è vero che la serie di Boris è pur sempre un prodotto di finzione, chiunque sia stato su un set dice che, mentre guardiamo il regista Renato Ferretti interpretato da Francesco Pannofino, fare ‘della monnezza’, vediamo il regista tipo delle serie all’italiana.

Il pregio, però, della serie di Boris è che non lascia niente sottinteso. E così, quando vediamo le immagini di Caprera -fiction che condannerà chi l’ha fatta all’inferno- capiamo che si rifà direttamente a Capri; quando citano Libeccio, subito si va con la testa a Vento di Ponente; quando l’attore Mastellone viene coinvolto in un traffico di cocaina e transessuali, ecco Lapo Elkann e l’attore Calissano. Ma la novità di Boris, sin dalla prima puntata, è la dimensione ‘molto poco italiana’ che la serie ha sin dalle prime battute: l’ingresso dello stagista Alessandro ha lo stesso sapore che si prova vedendo lo studente di medicina John Dorian vivere il pilota di Scrubs; il primo episodio della seconda serie cita il pilota di Lost; nell’episodio Il cielo sopra Stanis si rifà direttamente a Il cielo sopra Berlino, tanto da citare il nome di Wim Wenders.

Certo, questi sono tutti elementi che rendono gli spettatori intelligenti, ma peccato non siano stati offerti a tutti. Infatti, dei grandi canali generalisti -Mediaset o Rai-, chi l’avrebbe mai potuta comprare? Eppure, chissà quale sarebbe stato l’effetto, a vederla subito dopo una delle serie che prendeva in giro…

Scritto e diretto da chi ha fatto la serie, cioè Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, Boris il film vedrà il regista Ferretti alla ricerca del grande salto, dalla brutta tv al cinema, ai film d’autore: insomma, dopo anni passati a fare schifezze, finalmente la libertà artistica. Ma René non riuscirà a scucirsi di dosso tutti gli elementi e i protagonisti della serie, ma non solo: scoprirà che il mondo del cinema è persino peggiore di quello della tv.

Dopo aver lasciato in mutande il mondo della fiction, Boris il film metterà a nudo un mondo, quello del cinema italiano, che aspira a una nuova forma, ma che invece è bloccato in una strana incapacità.

Certo, dopo la serie, ci si aspetta anche un film eccezionale. Però, non si possono negare i timori di una colossale delusione. Infatti, già la terza serie, che con i primi due episodi aveva creato grandi aspettative, aveva lasciato molti con la bocca amara. Sembrava infatti persa la brillantezza delle due stagioni precedenti, alcuni passaggi sono sembrati irrisolti, personaggi nati e abbandonati a se stessi senza uno sviluppo completo.

Sperando che proprio Boris non sia caduto nella tentazione di rispondere alle leggi commerciali e sia passato dall’altro lato della barricata.