Dopo la grande scorpacciata di film che sono stati presentati a Berlino, ci sono solo poco più di due mesi per poter rimettere a posto le idee e ricominciare. Aprirà infatti l’11 maggio la sessantaquattresima edizione del Festival del Cinema di Cannes, per terminare undici giorni dopo:  Thierry Frémaux, direttore del Festival, dovrà tirare fuori le unghie per riprendersi dalla deludente ultima edizione. Ed è forse proprio per questo che tanto ha insistito perché la serata d’apertura fosse dedicata al grande Woody Allen che, con il suo ultimo film, Midnight in Paris, riflette sul nostro rapporto con la storia, con l’arte, con il piacere e con la vita. Ma soprattutto, il 41esimo film del regista americano è una sincera lettera d’amore sicuramente indirizzata a Parigi ma, indirettamente, a tutta la Francia.

Le cose certe sono ancora poche, ma sicuramente di alto livello. Il Presidente della Giuria sarà Robert De Niro, mentre per giudicare i cortometraggi è stato scelto Michel Gondry. Non si conosce ancora la lista dei film che saranno presenti alla rassegna, anche se la presenza di The Tree of Life di Terrence Malick sembra sempre più sicura. Secondo i rumors, le più importati pellicole che potrebbero entrare nella selezione sono Restless, il nuovo film di Gus Van Sant, On the road di Walter Salles, ma tra i fuori concorso, e Twinxt Now and Sunrise, horror di Francis Ford Coppola. Ma sono solo rumors, appunto.

Cosa che invece tocca da vicino noi italiani, visto che ogni anni ci si lamenta di fronte all’assenza di titoli ‘di casa nostra’ in concorso, è il fatto che quest’anno ci siamo e siamo anche ‘forti’.Per primo, c’è la grande co-produzione internazionale del nostro This must be the place di Paolo Sorrentino con Sean Penn, uno dei titoli più attesi dell’anno; stesso discorso vale per Nanni Moretti -regista molto amato in Francia e che quindi riserva molte aspettative- con il suo ultimo film, Habemus papam.

Potrebbe arrivare a Cannes anche Terraferma, di Emanuele Crialese, e con lui Il primo uomo di Gianni Amelio . Inoltre, potrebbero esserci sia il Gioiellino di Andrea Molaioli, in questi giorni nelle sale, sia il documentario di Mimmo Colapresti Anch’io ero comunista.

Unica cosa certa di questo Festival, in cui ancora tutto è in fieri, dovrà essere il suo essere innovativo e frizzante: il fiato sul collo che gli organizzatori sentono è quello di Marco Müller, direttore artistico della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, che per la sua prossima edizione, promette scintille.