[youtube ZTWxB9hRjwI]

Quando si parla di musica e soprattutto di jazz, non si può fare a meno di pensare alla New York degli anni lontani, con sigarette bianche fumate da gangster profumosi nelle peggiori bettole, nei peggiori bar.

Ma, poi, capita di pensare che il jazz non sia stato solo un fenomeno americano, che forse quelli erano anni diversi, che sono appartenuti a molti. E uno sguardo su quel mondo ce lo dà proprio il premio Oscar Fernando Trueba che, nel lungometraggio d’animazione ‘Chico e Rita’, sceglie di raccontare l’Avana e l’amore tra la cantante Martinez e il pianista Valdes , in un’epoca tra il finire dei 40 e con gli anni 50 ancora tutti da vedere.
Il film di Trueba è costato 10 milioni di euro e quasi sette anni di lavorazione. Due anni per la sceneggiatura, scritta da Trueba stesso e da Ignacio Martinez de Pison; un anno per i finanziamenti; più di tre anni per l’animazione. Tra l’altro, come dice lo stesso autore, la cosa più difficile è stata proprio ricostruire come era la città de l’Avana di quei tempi. Se infatti del resto del mondo si sa praticamente tutto, anche solo per venire a conoscenza dell’aspetto architettonico della città cubana si è dovuto ricorrere alla memoria di architetti che, quegli anni, li hanno vissuti. Per non parlare dei bar e, per essere il più fedeli possibili, delle marche dei whiskey e dei posaceneri. Ma alla fine ‘Chico e Rita’ è venuto alla luce, anche grazie al lavoro di sei equipe di animatori, divise tra le Filippine, l’Ungheria, la Lettonia, il Brasile, Madrid e Barcellona, ma collegate tra loro e con lo studio di Javier Mariscal, uno dei disegnatori più geniali di tutti i tempi, che Trueba segue sin dagli anni 70.

25 disegni al secondo, 1500 al minuti, 144.000 per i 96 minuti di pellicola: un lavoro immenso che, durante la proiezione a Cuba, è stato accolto in maniera con tanto entusiasmo da riconoscerlo non come un lavoro di un gallégo, ma bensì di un cubano.