Siamo tutti d’accordo: la crisi c’è e dobbiamo farci i conti. Però, forse, i conti sono stati già fatti. Peccato che li abbiano fatti male…

Se è pur vero, come dice il ministro Tremonti, che con la cultura non si mangia, è anche vero che se non si investe proprio nella cultura e nella ricerca, in futuro il nostro Paese è destinato a parlare di niente, anche se avremo la bocca piena.

In ordine temporale, l’ultima vittima ad opera dei tagli del governo al Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) è proprio la holding Cinecittà Luce, cioè ciò che per l’Italia e il cinema italiano rappresenta la memoria e la sua conoscenza storica. I soldi che il governo ha stanziato per l’Istituto bastano appena per pagare gli stipendi. Qualunque altra attività strategica è assente.E’ il regista Maurizio Sciarra a spiegare la vincenda.

Inutile dire cosa significa la chiusura di Cinecittà e dell’Istituto Luce per l’Italia. Negli studi del primo, sono stati realizzati film che sono propri della storia del nostro Paese e che hanno reso l’Italia il sogno degli anni 60; nell’archivio del Luce c’è la documentazione di ciò che siamo e di come eravamo. Da sempre.

Se chiudono, noi perdiamo la nostra storia, non si scappa.  Ed è proprio per questo motivo che sono tutti contro tagli così drastici. Solo che si sfiora il paradosso. Perché un conto è se chi è contro, è Benigni, Veltroni, o personalità artistiche o politiche legate all’opposizione. Ma quando è lo stesso ministro per i Beni Culturali, Bondi, a dire che così non va bene, uno rimane spiazzato. Ma lui è dimissionario, si potrebbe obiettare. Ok, va bene. Ma allora come mai si schierano al loro fianco personalità come Gasparri, presidente del gruppo parlamentare del PdL al Senato, Alemanno, Sindaco di Roma in forza al PdL, Cicchitto, del PdL pure lui, la Polverini, Presidente della Regione Lazio e dello stesso colore di Alemanno?

Fatto sta che i tagli rimangono, persino di fronte alle richieste di John Turturro, attore internazionale, che prega perchè la chiusura non avvenga. Verrebbe da dire: se ne accorgono gli americani e noi…

E’ stata aperta la procedura di crisi ministeriale a causa degli esuberi. Ma l’effetto dei tagli è tale che anche altre istituzioni della cinematografia italiana potrebbero diventare a rischio. Secondo l’ex sindaco di Roma, Rutelli, infatti, uno di questi è il Centro Sperimentale di Cinematografia: per salvare sarebbe stata predisposta una mozione parlamentare da discutere in Senato.