Nella notte del 7 marzo scorso, Roma ha salutato uno dei suoi figli (acquisiti) più illustri: il regista Damiano Damiani. Nato a Pasiano di Pordenone il 23 luglio del 1922, Damiani è deceduto in seguito ad una insufficienza respiratoria mentre si trovava nella sua casa romana di via delle Terme Deciane. Sabato 9 marzo alle ore 14.30, ci saranno i funerali presso la chiesa di Santa Prisca all’Aventino.

Regista fra i più amati, Damiani ha percorso la sua carriera distinguendosi in particolar modo per il suo impegno civile e sociale, usando i film non solo come semplice espressione artistica, ma puntando il dito verso quelle realtà che andavano denunciate. In questo modo, Damiani è riuscito a coniugare il suo impegno civile con il cinema popolare, compresa anche qualche incursione in temi più leggeri come gli spaghetti western.

La vita

Dopo aver studiato all’Accademia di Brera di Milano, Damiani gira il suo primo documentario, La banda d’Affori. Siamo nel 1947, e questo è il suo primo ingresso ufficiale nel cinema. Nel 1954, ecco arrivare un nuovo documentario dal titolo Le giostre. Per qualche anno, fino al 1960, si dedica alla sceneggiatura, per poi ritornare dietro la macchina da presa con Il rossetto, il suo primo film ispirato ad una drammatica storia vera, che vede una ragazza, unica testimone dell’omicidio di una donna, innamorarsi dell’assassino.

In quello stesso anno il regista gira Il sicario, un noir che denuncia la borghesia italiana e i suoi traffici loschi, pronta a tutto pur di arricchirsi: è questo il film che rappresenta un po’ il manifesto dell’idea di cinema di Damiani, una forma d’arte che non può essere fine a se stessa se non approda a valori e motivazioni più alte, se non compie l’azione di essere “utile” oltre che bella ed interessante al pubblico e ai botteghini.

Nel 1962 arriva L’isola di Arturo, sua prima trasposizione cinematografica presa dall’omonimo romanzo di Elsa Morante, che indugia molto sull’introspezione psicologica dei personaggi, e che vede Damiani nella doppia veste di regista e di sceneggiatore accanto a Ugo Liberatore e Cesare Zavattini.

Segue poi una nutrita serie di film di spessore e addirittura nel 1973 diventa attore ne Il delitto Matteotti diretto da Florestano Vancini, interpretando Giovanni Amendola.

Ma fra i suoi successi maggiori non possiamo dimenticare Il giorno della civetta, tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia, considerato a più voci come il migliore dei suoi film. Protagonisti della pellicola sono Franco Nero e Claudia Cardinale, due attori che Damiani ha amato in modo particolare e che scritturerà spesso per i propri lavori.

Ma accanto al successo cinematografico, nel 1984 arriva anche quello televisivo con la prima serie de La piovra, dove dirige Michele Placido nei panni del commissario Corrado Cattani.

Il suo ultimo lungometraggio è del 2002, Assassini dei giorni di festa, una commedia amara che narra di un gruppo di teatranti ridotti alla fame. Da quella data in poi, il regista si ritira a vita privata.