Venerdì 28 settembre, alle ore 17.30, nella Sala Alda Merini di Spazio Oberdan (Viale Vittorio Veneto 2, Milano): proiezione del film “The Dark Side of the Sun” (94 minuti) di Carlo Shalom Hintermann, documentario sui bambini affetti dalla malattia rara Xeroderma pigmentosus.
Per alcuni bambini il sole è un nemico mortale. Sono i cosiddetti “bambini della luna”, affetti da una rara malattia detta Xeroderma pigmentosum, una carenza della capacità della pelle nel riparare i danni causati dall’esposizione ai raggi UVA che li costringe a vivere isolati, lontani dal mondo diurno dei loro coetanei. Questo non accade però a Camp Sundown, un campo estivo nello stato di New York creato dall’immaginazione e dalla tenacia di un gruppo di genitori, l’unico luogo al mondo dove questa piccola comunità notturna può incontrarsi e giocare insieme nelle notti d’estate.

Qui, dove genitori e figli si riconoscono nell’unico desiderio di vivere appieno la propria vita nonostante la malattia, prende forma un universo rovesciato, colmo d’incanto. Ed è questo universo che è al centro di “The Dark Side of the Sun”, racconto cinematografico in cui la vita dei piccoli protagonisti si intreccia con i loro sogni, che prendono forma nelle animazioni da loro stessi ideate.

Un film che sensibilizza, emoziona, informa. E, soprattutto, fa riflettere. Vincitore di una menzione speciale all’ultima edizione del Festival internazionale del film di Roma, è stato prodotto con la collaborazione della Rainbow di Iginio Straffi ed è stato patrocinato da IFOM, l’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano che indaga i meccanismi alla base della formazione e dello sviluppo del cancro.
«Si tratta di una patologia rara, che purtroppo predispone all’insorgenza di tumori. – spiega Marco Foiani, direttore scientifico di IFOM e scienziato esperto nello studio dei cromosomi – Come molte malattie rare, Xeroderma pigmentosum è poco nota ed è quindi particolarmente apprezzabile lo sforzo di farla conoscere con un prodotto culturale di spessore come “The Dark Side of the Sun”.

Come istituto di ricerca – conclude Foiani – abbiamo subito appoggiato con entusiasmo il progetto cinematografico di Carlo Hintermann per il suo interesse scientifico e sociale, nonché per il coraggio e il rigore con cui ha affrontato un tema così delicato e di nicchia, pur lasciando il giusto spazio all’emozione senza cedere alla retorica».
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