Anno: 2010
Regia: Fariborz Kamkari
Sceneggiatura: Fariborz Kamkari, Naseh Kamkari
Attori: Morjana Alaoui, Ertem Eser, Mohamed Zouaoui

Durata: 115 min

Distribuzione: Medusa

Una giovane donna irachena, Najla, torna nel suo paese natale dopo aver studiato medicina in Italia per ritrovare il suo amore Sherko, un medico curdo anche lui tornato in Iraq per aiutare il suo polo perseguitato dal regime dittatoriale di Saddam Hussein.

 

Il film “I fiori di Kirkuk”, del regista Fariborz Kamkari, racconta l’oppressione del regime iracheno ai danni di un intero popolo, quello curdo, attaccato con ferocia inaudita, e dell’oppressione a carico delle donne irachene, costrette a sopportare le regole di un cultura maschilista che le relega ai margini della società.

Najla, interpretata dall’attrice Morjana Alaoui, una volta rientrata a Baghdad deciderà di diventare guardia medica dell’esercito pur di ritrovare il suo Sherko, a sua volta schieratosi con le forze ribelli curde dei pashmerga.

In segreto la giovane donna contribuirà alla causa dei ribelli con l’obiettivo di raggiungere l’uomo che ama a Kirkuk, dove l’esercito iracheno sta rastrellando la popolazione curda.

Sulla sua strada troverà ostacoli come la chiusura mentale della propria famiglia e il corteggiamento pressante del generale Nokhtar, uomo dalle convinzioni politiche incerte, che diventeranno nette per via della sua gelosia.

Il regista curdo Fariborz Kamkari, formatosi artisticamente in Italia, sceglie di raccontare uno degli episodi più cruenti del genocidio perpetrato dal regime di Saddam Hussein ai danni del popolo curdo, attraverso la storia avventurosa di due innamorati divisi dalla guerra.

La protagonista, Najla, è una donna forte e moderna, capace di scelte difficili per amore del suo uomo e del prossimo al quale dedica le sue cure, che nonostante i retaggi culturali della sua gente e l’insistenza persecutoria di un militare, riuscirà ad ottenere ciò che vuole.

In questo modo, il regista eleva le donne, la loro forza di volontà e il loro coraggio, a strumento di rinascita per il mondo abbrutito dalle guerre volute dagli uomini.