Il tribunale di Teheran ha condannato a sei anni di carcere il pluripremiato regista iraniano Jafar Panahi. E da Parigi è subito partita una petizione on-line per chiedere l’annullamento della sentenza

Petizione che è stata già sottoscritta dal Festival di Cannes, dal Festival internazionale del cinema di Locarno e dalla Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia.

Oltre ai sei anni di reclusione, al regista è stato inflitto il divieto di realizzare film, lasciare il paese e avere qualunque tipo di contatto con la stampa per i prossimi venti anni. Un condanna che suona come una minaccia rivolta agli artisti impegnati nel criticare in maniera netta e chiara l’operato del governo iraniano, così come ha sempre fatto lo stesso Panahi.

Thierry Framux, delegato del Festival di Cannes, ha lasciato vuota una poltrona tra quelle destinate ai giurati dell’ultima edizione. Un gesto simbolico al quale presto si uniranno manifestazioni di solidarietà e sostegno per il regista iraniano, previste a breve dal mondo della cultura italiana, tra cui la proiezione dei suoi film in alcune sale nazionali.

La sentenza ha lasciato sgomento il mondo del cinema e non solo. Jafar Panahi, voce importante dell’opposizione al presidente iraniano Ahmadinejad, è un regista stimatissimo a livello internazionale, vincitore di oltre un centinaio di premi, tra i quali il Leone d’Oro a Venezia, la Camera d’Oro a Cannes e l’Orso d’Argento a Berlino.

Indimenticabili le sue opere più importanti tra cui film carichi di poesia come Il Cerchio e L’oro rosso, e l’attualissimo Offside.