“La Meglio Gioventù” è un film Italiano del 2003 diretto da Marco Tullio Giordana e con attori protagonisti Luigi Lo Cascio, Alessio Boni e Sonia Bergamasco.

 

Il film narra la vicenda dei fratelli Carati Nicola e Matteo. I due, vissuta l’adolescenza agiata, intraprendono due strade totalmente diverse: Nicola si iscrive all’università per poi partecipare al 68’ ed infine diventare un affermato psichiatra, mentre Matteo farà il militare, per poi diventare un poliziotto incorruttibile che però, non riuscendo ad accettare la realtà, troverà nel suicidio la soluzione ai suoi problemi. Nel volgere del film le storie dei due fratelli si intrecceranno più volte, basti pensare ad episodi come quello delle guerriglie del 68’  o come quello dell’alluvione di Firenze.

Per quanto riguarda il cast, la regia, il montaggio e la sceneggiatura il film è un vero e proprio kolossal; inoltre, è fondamentale l’apporto della fotografia e delle riprese che danno al film una particolare impronta intimista. Il lungometraggio possiamo definirlo un “film storico della contemporaneità” che descrive abbastanza bene gli ultimi 40 anni di storia del nostro Paese, ovvero il periodo che va dalla tranquillità dei primi anni 60’ fino al 2003. Il problema del film nasce quando si vuole analizzare l’aspetto valoriale dello stesso: i due fratelli Carati, infatti, sono pregni di umanità, però sono sempre impegnati, difendono sempre i deboli e puniscono i cattivi e, infine, sono borghesi però hanno una mentalità proletaria; in altre parole i protagonisti (e i coprotagonisti) sono borghesi ma sono scevri da quei difetti tipici della borghesia. L’elogio della borghesia, in fondo, è una costante del film, infatti, se è vero che il suicidio di Matteo metaforicamente potrebbe alludere ad un rifiuto della società borghese, è anche vero che il vero protagonista del film è quel Nicola Carati che rappresenta in toto il trionfo della “borghesia buona”.