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Presentato fuori concorso al 61 Festival di Berlino, “Pina” è l’ultima opera cinematografica del maestro Wim Wenders.
La pellicola è un documentario ma anche un omaggio all’arte della coreografa Pina Bausch, scomparsa prematuramente a 69 anni nel 2009.
Attraverso gli sguardi, i movimenti sinuosi ed eleganti dei corpi, il regista omaggia l’artista Bausch, geniale e innovativa coreografa, esaltando tutta la passione e la profondità del suo modo originale di intendere la danza.
“Pina” si articola in quattro principali spettacoli della Bausch: Café Muller, Le Sacre du printemps, Vollmond e Kontakthof.
Ciò che più colpisce della pellicola sono le scenografie scelte dal regista: ambienti esterni, immersi nella natura e nell’area metropolitana, e interni come il Tanz Theather di Wuppertal, sede principale della creatività della Bausch.
Inoltre Wenders, per la prima volta scopre il 3D e lo utilizza per immergere lo spettatore in un valzer celestiale di musica e danza e per rinvigorire il forte impatto emotivo della pellicola.
Dalla kermesse tedesca, il presidente di giuria Isabella Rossellini, dopo aver applaudito al film-documentario di Wenders, ha dichiarato:
“Davvero meraviglioso, è difficile girare così bene la danza. E poi Wenders ha fatto un vero capolavoro con il 3D, separando il mondo dei morti (le scene di repertorio con Pina Bausch) con quello dei vivi, ovvero con i molti balletti proposti nel documentario”.











