• Genere:Drammatico
  • Regia:Cristian Mungiu
  • Sceneggiatura:Cristian Mungiu
  • Cast:Cosmina Stratan, Cristina Flutur, Valeriu Andriuta, Dana Tapalaga
  • Distribuzione:BIM
  • Produzione:Fonds Eurimages du Conseil de l'Europe, Les Films du Fleuve, Mandragora Movies
  • Durata:150 Minuti
  • Nazione e Anno:Romania, 2012

Oltre le colline (Dupa dealuri) è un film del 2012 diretto da Cristian Mungiu.
Il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2012, dove ha vinto il Prix du scénario e il Prix d’interprétation féminine alle attrici Cosmina Stratan e Cristina Flutur.

Il film è ambientato in un monastero a Tanucu, un comune della Romania di circa 2.200 abitanti nella regione storica della Moldavia.

Alina, una ragazza di 24 anni, di ritorno dalla Germania decide di andare a trovare la sua amica Voichita con la quale è cresciuta in orfanotrofio,  per portarla via con sé. Voichita però vuole restare dov’è, perché in quel luogo ha trovato Dio. Alina, che pur di ricongiungersi con l’amica aveva lasciato il lavoro in Germania, di fronte al rifiuto di lei, viene presa da un attacco di nervi.

Le suore ed il parroco credono che sia pazza e decidono di ricoverarla nel vicino ospedale psichiatrico. Durante la convalescenza Voichita recupera il rapporto di amicizia con Alina, che alla fine decide di seguirla al monastero nel tentativo “di trovare Dio” e restarle a fianco.

Ma Alina non si adegua alle convenzioni del monastero: il suo impeto vitale terrorizza la madre superiora ed il parroco direttore dell’istituto, che decidono di sottoporla ad un lungo e duro processo di esorcismo. Non tutto però va secondo i piani dei religiosi.

Il film si ispira al romanzo non fiction della giornalista Tatiana Niculescu Bran, che dall’episodio di cronaca nera sulla morte di una giovane donna in un lontano monastero della Moldavia per un “esorcismo finito male” ha tratto il libro “Deadly confession”.

“Oltre le colline” squarcia il velo delle convenzioni e svela l’aspetto più brutale della religione e dei rappresentanti della fede, che seguono pedissequamente i dettami delle Sacre Scritture, vivendo però senza alcuna “pietas” cristiana nei confronti di chi avrebbe davvero bisogno.

Sono tanti, e complessi, i temi che Mungiu si ripropone di affrontare in questo film. In primo luogo l’amore, e segnatamente le storture che questo riesce a provocare, trasformandosi in qualcosa di diverso e spesso di segno opposto. L’amore inteso in senso sentimentale (e, implicitamente, fisico) ma anche in senso spirituale, affrontando di petto la questione spinosa ma necessaria della religione, delle sue ortodossie, della sua inflessibilità, dietro ai suoi lati oscuri.