• Genere:Drammatico
  • Regia:Kim Ki-duk
  • Cast:Lee Jeong-jin, Jo Min-soo
  • Distribuzione:Good Films
  • Durata:104'

Uno strozzino brutalizza i suoi clienti per ottenere gli ingenti rimborsi delle assicurazioni. Quest’uomo ha causato sofferenze tremende a moltissime persone, ma continua la sua vita spietata senza alcun rimorso. Un giorno, una donna gli compare di fronte affermando di essere sua madre. Dopo aver tentato ripetutamente di scacciarla, la determinazione della donna, e l’oscurità delle sue origini, finiscono per vincere la sua reticenza. Decide perfino di abbandonare quel lavoro infame e di vivere una vita rispettabile. Inaspettatamente però la madre viene rapita. Immaginando che il responsabile sia qualcuno, uno dei tanti, da lui ferito in passato, l’uomo comincia a rintracciare tutte le persone che ha brutalizzato. Quando riesce ad individuare il responsabile, scopre che questo ragazzo si è suicidato molto tempo prima e che la donna, in realtà, è la madre della vittima…. La pietà è la più crudele delle vendette.

 Pietà è il film vincitore del Leone d’Oro della 69a Mostra del Cinema di Venezia.

“Il denaro è il problema alla base della maggior parte degli episodi spiacevoli che accadono al giorno d’oggi. Le persone sono ossessionate dalla fantasia che i soldi possano risolvere tutto. Dio, abbi pietà di noi”. Kim Ki-duk

Così Kim Ki-Duk costruisce una storia su questo sentimento così profondo, conflittuale e a tratti realmente morboso che lega una donna venuta dal nulla e uno strozzino che non pensa due volte prima di mutilare tutti coloro che non pagano i debiti. Abbandonato dai genitori fin dalla nascita, Kang-do è divorato dalla solitudine che lo circonda; ricorre all’autoerotismo per trovare amore, mangia a mala pena, maltrattanto animali vivi ed esce di casa soltanto per andare a riscuotere i debiti del suo capo, finendo sempre per torturare il povero malcapitato. La sua vita è piatta, fredda, grottesca e nella sua routine sembra non esserci via d’uscita, almeno fino a quando una donna misteriosa bussa alla sua porta e comincia a seguirlo ovunque. E’ la madre che lo aveva abbandonato per ben trent’anni? Perché si faceva viva solo ora? Kang-do dapprima infuriato e diffidente la mette alla prova in mille modi, ma alla fine cede al sentimento e si affeziona, incredulo del fatto che finalmente qualcuno si prenda cura di lui. Il mostro lascia spazio al bambino deluso e abbandonato che Kang-do porta dentro di se.

Il regista coreano che ricordiamo per Arirang e Amen, torna ad uno stile di ripresa abbastanza tradizionale ma ricco di dettagli e una colonna sonora partecipe e coinvolgente. La macchina da presa è sempre al posto giusto e la fotografia decisa e fresca. La storia procede con un ritmo calzante, e il regista sembra portare per mano lo spettatore lungo la strada che porta alla verità finale. Piano piano si accende una luce in più sui personaggi e la loro evoluzione, le loro idee e si comprende da che parte stanno. I limiti sono oltrepassati e la linea scelta da Ki -Duk per affrontare le paure e i desideri più profondi dell’essere umano è intrisa di perversione, scandalo e violenza ma sullo sfondo è sempre presente una colorata poeticità che agisce nella compassione e nell’estremo sacrificio che una madre è disposta a compiere per porre fine ad un dolore indescrivibile che non trova pace. Pieta è un dramma a tinte forti che coinvolge dall’inizio alla fine, e trova la sua forza anche nell’interpretazione dei due personaggi principali molto convincenti e adatti ai ruoli. Un vortice dirompente da cui farsi rapire per un’ora e mezza di proiezione. Da non perdere.

Data di uscita: 14-09-2012