Buon compleanno Pixar: un compleanno per celebrare chi è stato in grado di aprire nuove strade all’animazione, senza mai rinnegare il passato, ma elaborandolo e trasformando il genere. Ma non solo, anche un nuovo modo di comunicare con il pubblico. Sono passati 25 anni da quando la società guidata da John Lasseter ha mostrato al mondo per la prima volta di cosa era capace. Se infatti è nel 1979 che il primo germe della compagnia vede la luce, come parte della Lucas Film, è nel 1986 che il primo successo segna un punto a favore della Pixar, aprendole le porte della storia cinematografica.

Il team era impegnato, sin dai primi anni di attività, nell’utilizzo delle tecnologie digitali per la creazione di animazioni, anche su larga scala. Il 1986 è appunto un anno di svolta, per due motivi ben precisi. Steve Jobs, mente pulsante della Apple, acquista da George Lucas la Pixar per 10 milioni di dollari, trasformandola in una compagnia indipendente, libera di dare libero sfogo alla propria creatività. Questo porta alla realizzazione, da parte del team capitanato da John Lasseter, del cortometraggio Luxo Jr. Attraverso l’utilizzo del software RenderMan, da loro sviluppato, dimostrano dove può portare l’animazione in CGI. Ma la storia delle due lampade da tavolo non è solo un breve cortometraggio di altissimo livello tecnico, è prima di tutto il segnale che un genere “classico” come quello dell’animazione, dove l’impero Disney ha dettato le regole sin dalle sue prime produzioni, definendo linee narrative, evoluzione dei personaggi e resa grafica, è pronto a reinventarsi e cambiare.

Non a caso Pixar comincerà a creare lungometraggi in collaborazione con gli Studios Disney. Allo stesso tempo, non a caso Disney avrà l’acume di “allearsi” con una forza dirompente capace di fissare nuove regole, senza per questo lasciare un discorso a metà, ma anzi approfondendolo e arricchendolo. Buzz e Woody, protagonisti di Toy Storyprimo lungometraggio Pixar, del 1991, il primo dei tre commissionati inizialmente da Disney – diventano l’emblema di questo “scontro” generazionale tra animazione classica e le nuove frontiere del lavoro in computer grafica. Ma proprio come i due diversi giocattoli alla fine scopriranno di avere uno stesso scopo nella vita, e di essere uniti più di quanto immaginassero, così il vecchio e il nuovo si mostrano come facce di una stessa medaglia. Obiettivo? Portare l’animazione all’eccellenza e farla diventare specchio di una realtà possibile.

Toy Story e il suo successo planetario sono solo l’inizio. Nonostante i rapporti non sempre “idiallici” tra Pixar e Disney, le due società continuano a sfornare capolavori che racchiudono in sé due aspetti fondamentali per l’importanza di un film: la sua qualità e il favore del pubblico. A Bug’s Life (1997), Toy Story 2 (1999), Monsters & Co. (2001), Alla ricerca di Nemo (2003) fino arrivare ai più recenti WALL•E (2008) e Up (2009) e al terzo, irresistibile, capitolo della saga Toy Story: pezzi di cinema, pezzi di animazione, step fondamentali nel cammino di riscrittura di un linguaggio immaginifico.

Nel 2006 la Walt Disney Pictures acquista la Pixar per 7,4 milardi di dollari: l’impero ora è colossale. Oscar e premi di ogni tipologia già vinti non fermano i talenti creativi che stanno dietro alla Pixar, già pronti a regalare al mondo nel 2011 il secondo capitolo di Cars. E la rete impazzisce nei festeggiamenti, attraverso cortometraggi tributo a Luxo e a tutti i personaggi che hanno fatto grande l’animazione: non semplici elaborazioni grafiche ma vere e proprie star che sono entrate, senza più uscirne, nelle nostre case.

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