Anche gli USA hanno avuto, in campo cinematografico, la loro nouvelle vague.

Negli anni settanta un gruppo di cineasti, tra i quali Martin Scorsese, Brian De Palma, Francis Ford Coppola e George Lukas, hanno dato vita ai movie brats, un movimento culturale analogo a quello francese.

L’esponente peraltro più significativo di questo movimento è stato Steven Spielberg il quale ha attraversato la filmografia spaziando dalla farsa, Allarme a Hollywood, al dramma dell’olocausto con Schindler’s list.

Nato da una famiglia di religione ebraica subisce l’influenza artistica di David Lean soprattutto grazie al film Lawrence d’Arabia. Dopo dei trascorsi scolastici poco soddisfacenti, Spielberg inizia a tracciare la sua tematica dell’ ”eroe involontario” con Duel che narra della fuga di un automobilista dall’attacco di un autotreno di cui non si distingue mai il guidatore.

Proseguendo con Lo Squalo arriva per vari passi all’esaltazione dell’eroe con la trilogia dell’archeologo Indiana Jones impersonato da Harrison Ford. Il suo impegno sociale si perfeziona con Schindler’s list e Salvate il soldato Ryan, che ne consacrano la fama internazionale, né possiamo sottacere il suo fantastico ET diventato un cult movie grazie anche all’animazione del nostro magico Rambaldi.

Autore di una Fondazione che ricorda il sacrificio dei 6 milioni di correligionari, il regista non ha dimenticato comunque il sacrificio dei soldati americani durante le guerre combattute per la libertà e si è attivato insieme a Tom Hanks per realizzare una serie televisiva dal titolo Band of brothers.

Alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino del 2008 è stato nominato consulente artistico, ma le reticenze del governo cinese in materia di diritti umani l’hanno indotto a rinunciare all’incarico.

Non vogliamo, dimenticare che è stato premiato sia dalla regina Elisabetta che dal nostro Presidente della repubblica Ciampi. per quanto ha realizzato anche al di fuori della cinematografia, e questo dà la misura dell’uomo oltre che dell’artista.