In occasione dell’uscita di Gorbaciof, l’ultimo film di Stefano Incerti con protagonista Toni Servillo, abbiamo incontrato l’attore e il regista durante il loro tour promozionale e raccolto le loro dichiarazioni.

Stefano Incerti è un regista napoletano che fin dal suo film d’esordio, Il verificatore, si è fatto notare per la qualità della sua opera.
Toni Servillo è ormai sinonimo di grande attore e successo, dopo Gomorra e Il divo ancor di più.

D: La sceneggiatura ha avuto un iter travagliato, come mai?

Stefano Incerti: All’inizio nella sceneggiatura non era presente una ragazza cinese, ma napoletano e un po’ lolita. Contemporaneamente però stavo lavorando a un progetto con una ragazza cinese e con tempo abbiamo deciso che la ragazza doveva essere straniera. Rendeva la storia più interessante, fatta di silenzi e sinergie.

© Marco Leicht

Toni Servillo

Toni Servillo: È un personaggio che inizialmente sembra burbero, ma che in realtà ha la tenerezza di un bambino.

Solitamente, come si fa in teatro, lavoro sulla sceneggiatura in maniera approfondita. In questo caso poi mi piaceva molto il modo di Stefano di raccontare una Napoli diversa, lontana dagli stereotipi ed è stata proprio la città a guidarmi nella costruzione del personaggio. I primi giorni di lavorazione del film ho infatti girato molto nel quartiere tra il carcere di Poggioreale e la stazione, popolato da molti cinesi e extracomunitari, e qui, nonostante io fossi già in abito di scena nessuno mi prestava particolare attenzione, ero perfettamente integrato nella vita di quartiere, tanto che alcune scene sono quasi rubate dalla strada.

D: Un taglio realistico, immerso nella realtà, e bassi costi di produzione, ma in realtà i produttori sono ben 5.

Stefano Incerti: Abbiamo portato la sceneggiatura dai grandi colossi televisivi e cinematografici, ma non l’hanno accettata. Allora abbiamo deciso di girare in Hd, invece che in pellicola: ciò ci ha consentito di abbassare i costi di produzione e di avere anche una certa leggerezza sul set.

Alla fine delle riprese non avevamo ancora i finanziamenti, ma alla fine abbiamo trovato cinque produttori pronti a rischiare e fortunatamente, soprattutto dopo il Festival di Toronto, il film ha suscitato notevole interesse anche all’estero.

D: In questo film torna a Napoli dopo Gomorra, in cosa è diverso?

Toni Servillo: Questo film è molto diverso dai miei precedenti, in cui spesso interpretavo personaggi che dettavano le regole. Gorbaciof è un penultimo della società, appartiene a quel sottoproletariato che fa fatica e che spero in una possibilità.

Il film nella sua semplicità narrativa offre molti spunti riflessivi, è quasi una fiaba d’amore. Un film insolito, quasi muto la cui eloquenza è data dagli sguardi e dal linguaggio cinematografico.

Napoli è protagonista, ma non è né quella fintissima della fiction televisiva, né quella dominata dal male di Gomorra; c’è uno sguardo diverso, che isola due storie, due figure con tutte le loro speranze.