Presentato alla 63° edizione del Festival di Cannes, candidato come miglior film straniero ai premi Oscar 2011, Uomini senza legge, ultima opera di Rachid Bouchareb, torna ad affrontare un tema molto caro al regista e di grande attualità, visto quello che sta succedendo in quest’ultimo periodo in Nord Africa, cioè la guerra franco-algerina e la lotta per l’indipendenza.

Già in Day of glory, premiato a Cannes nel 2006, Bouchareb aveva raccontato la mancata integrazione dei soldati africani arruolati nell’esercito francese durante la seconda guerra mondiale; ora porta sul grande schermo un episodio particolarmente violento del lungo conflitto che vide scontrarsi aspramente l’esercito francese e gli indipendentisti algerini, un episodio nodale e cruento delle decolonizzazione: il massacro di Setif del maggio del 1945.

Si tratta di una vicenda ancora delicata, in Francia, nella quale l’esercito francese represse nel sangue una manifestazione pacifista. Questi problematici fatti storici, che costituiscono la fondamentale premessa per la piena comprensione di quanto sta accadendo sotto i nostri occhi, vengono ripercorsi in Uomini senza legge attraverso l’esperienza vissuta da tre fratelli (Jamel Debbouze, Rochdy Zem e Sami Bouajila, un trio di attori ben già collaudato da Bouchareb), appartenenti ad una povera famiglia algerina che in quella circostanza fu espropriata di tutto, e costretti a emigrare in Francia in una baraccopoli di Nanterre.

La netta differenzazione psicologica e caratteriale dei tre personaggi (il primo intellettuale indipendentista, leader del Fronte di Liberazione Nazionale; il secondo che impara ad usare le armi nell’esercito francese impegnato in Indocina; il terzo proteso verso il successo economico attraverso ambigui traffici con la box e l’equivoco mondo di Pigalle) appiattisce su uno schematismo cinematografico eccessivamente semplificato la complessità di una fase storico-politica che avrebbe meritato un ben maggiore approfondimento.Pur avendo tutti e tre abbandonato l’Algeria dopo Setif, e aver intrapreso strade molto diverse, i fratelli si ricompatteranno in una ritrovata unità di intenti per fronteggiare la causa comune della liberazione algerina.

Uomini senza legge è un film ambizioso, che cerca di riproporre una guerra dimenticata e sconosciuta ai più, ma a Bouchareb manca la saldezza ideologica e la caratura di un Pontecorvo (La guerra di Algeri) o di un Techine (L’età acerba) per far decollare pienamente un racconto a volte poco fedele ai fatti storici e spesso imprigionato in un banale minimismo psicologico, che lo ancora ad una visione del FLN ingenua e didascalica, quasi ingessata in un cliché, una struttura narrativa che si avvicina più ai moduli semplicistici della fiction, che allo scavo e all’approfondimento del linguaggio filmico d’autore. Rimane comunque, al di là di tutto, il senso forse di una sentita provocazione politica.